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Il picco del petrolio
L’andamento della produzione di una risorsa non rinnovabile, come il petrolio, segue una curva a campana: all’inizio essa è abbondante e cresce rapidamente nel tempo poi, quando la risorsa diventa più difficile da estrarre la produzione rallenta, raggiunge il massimo e infine comincia a diminuire. Nel 1959 il geofisico americano M. King Hubbert calcolò, con metodi fisici e statistici, che il picco della produzione di greggio negli Stati Uniti sarebbe stato raggiunto fra il 1966 e il 1972. Le conclusioni di Hubbert furono inizialmente trattate con “sufficienza” dagli ambienti scientifici ed economici, finché i 48 stati continentali U.S.A. raggiunsero effettivamente il loro picco di produzione nel 1970. Dopo la previsione sul picco della produzione statunitense, Hubbert dedicò i suoi sforzi a prevedere il picco della produzione mondiale. Con i dati allora a sua disposizione stimò che il picco sarebbe giunto tra il 1990 e il 2000. Questa previsione si sarebbe rivelata troppo pessimistica, in parte per i dati inadeguati di cui egli disponeva e in parte per piccole imperfezioni del suo metodo. In seguito altri ricercatori, usando dati più accurati e modelli più perfezionati, hanno elaborato stime più accurate che comunque, nella maggioranza dei casi, si discostano da quelle dello scienziato statunitense solo di un decennio.
Il picco del petrolio e l’economia
Il petrolio è una fonte di energia che presenta caratteristiche peculiari che lo rendono estremamente versatile e praticamente insostituibile: si trasporta facilmente, possiede una elevata densità di energia, si presta ad essere raffinato in numerosi combustibili adatti a diverse applicazioni, è idoneo a molteplici usi (trasporti, riscaldamento, produzione di energia elettrica, produzione di sostanze chimiche e altri materiali). Viene dal petrolio il 40% dell’energia primaria mondiale e il 90% dell’energia usata nei trasporti. Il 65% del petrolio viene usato per fare carburanti. 1 Si può certamente affermare che la nostra moderna società industriale è basata principalmente sul petrolio; e forse un indizio dell’avvicinarsi del picco della produzione globale è costituito dalla diminuzione del PIL mondiale, come fa rilevare il Fondo Monetario Internazionale. 2
Il picco del petrolio e l’agricoltura
Nel 1909 i chimici tedeschi Fritz Haber e Carl Bosch trovarono un metodo per fissare l’azoto atmosferico combinandolo con idrogeno per produrre ammoniaca. All’inizio il processo si avvaleva del carbone, sia per alimentare i macchinari sia come fonte di idrogeno. In seguito il carbone fu sostituito dal gas naturale. Oggi la sintesi dell’ammoniaca fornisce oltre il 90% di tutti gli apporti di azoto inorganico in agricoltura, una quantità circa uguale a quella prodotta ogni anno da fonti naturali. Si consideri poi il consumo di combustibili fossili necessari per i trattori e gli altri macchinari e sarà chiaro il motivo per cui, contrariamente a quanto si crede, l’agricoltura industriale è estremamente inefficiente, necessitando infatti di circa dieci calorie di energia (in gran parte proveniente da combustibili fossili) per ogni caloria di cibo prodotto. La situazione è completamente opposta in Agricoltura Naturale: per ogni caloria di energia investita si hanno circa dieci calorie di energia dal cibo prodotto e, cosa ancora più importante, senza dipendere dai combustibili fossili.
Vedi anche Video intervista sulla Fattoria del Futuro al Dr. Colin Campbell dell'Association for the Study of Peak Oil & Gas alla pagina video Parte 1
dove afferma che dal 1981 consumiamo piu' petrolio di quello che estraiamo.
Mappa IMF indicatore PIL e
Mappa IMF variazione popolazione
Altri siti con informazioni relative all'argomento:
http://www.hubbertpeak.com sito sul picco di Hubbert con una gran mole di materiale. Al suo interno:
http://www.hubbertpeak.com/magoon pagina con domande frequenti e grafici interessanti.
http://www.dieoff.org è un altro sito ricco di materiale. Ci puoi trovare, fra i tanti, l'articolo poco conosciuto di Colin J. Campbell "The end of cheap oil", pubblicato nel marzo 1998 da "Scientific American" e i grafici della produzione di petrolio in 42 paesi.
http://www.oilcrash.com è un altro sito da vedere. Dalla home page si può andare alla versione italiana. Anche qui molti articoli (in italiano!) e grafici.
E come ciliegina sulla torta ecco qui un altro grafico inquietante... Nella figura 1 la (stretta!) relazione fra consumi di energia, prodotto interno lordo e popolazione mondiale: http://www.theoildrum.com/node/3091
Per le forze armate USA siamo vicini al picco
Pagina a cura di Sandro Benedetti
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