Picco PDF Stampa E-mail

Da ASPO ultime sul picco

Ugo Bardi *

Egregio Sig. presidente,
Ci permettiamo di sottoporre alla sua considerazione la presente comunicazione, con l'obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITA' DI PETROLIO A BASSO COSTO E' IN DECLINO
Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell'economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell'incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall'economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.

La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l'effetto, molto temporaneo, di rallentare l'incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l'attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.

La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare il momento in cui l'offerta di petrolio non potrà più fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso.

La stessa Agenzia Internazionale per l'Energia e il Governo USA (cfr. Approfondimenti in fondo al testo) hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo "crash" petrolifero.
La nostra associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.

Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d'esempio, dal vero e proprio "boom" del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell'eolico, la cui potenza installata presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.

La via d'uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta!

Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all'efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO
Il grafico che presentiamo è stato prodotto dal Dipartimento dell'Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d'America a partire dai dati dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE),
agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro
energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.
Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.
L'apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall'area bianca classificata come l'insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell'AIE sulla domanda da oggi al 2030.
In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca
l'immaginazione.

Questa quantità di petrolio "immaginario" ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l'Arabia Saudita.
I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare
definitivamente l'offerta.

Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono
individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).

Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest'ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il "vantaggio" tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.

Negli anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l'energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!

La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.

Da tempo la nostra associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l'entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell'Energia del Governo degli Stati Uniti.

Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi a buon mercato.

Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell'energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).

Tutti i settori produttivi, dai trasporti all'agricoltura, così come l'intero assetto economico e sociale soffriranno - in modo al momento imprevedibile - generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.
Si rileva che l'attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti.

La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l'azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.

In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall'ipotesi di incrementare l'uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l'idea non sostenibile della crescita materiale infinita. Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

* Aspo Italia
Associazione per lo studio del picco del petrolio

 


 

Da REES MARCHE

Petrolio, per i tedeschi il picco è realtà. E all’orizzonte si profila il collasso

La produzione dell'oro nero avrebbe raggiunto il suo livello massimo e per questo sarebbe destinata a diminuire inesorabilmente. Lo sostiene un centro di ricerca tedesco vicino all'esercito. Le conseguenze, affermano gli analisti, sarebbero a dir poco devastanti.
13 settembre 2010 - Redazione Rees Marche
Fonte: ilfattoquotidiano - 08 settembre 2010

La produzione dell'oro nero avrebbe raggiunto il suo livello massimo e per questo sarebbe destinata a diminuire inesorabilmente. Lo sostiene un centro di ricerca tedesco vicino all'esercito. Le conseguenze, affermano gli analisti, sarebbero a dir poco devastanti.


Un disastro senza precedenti, un'inarrestabile catena di tragedie economiche, politiche, sociali e ambientali. Uno scenario da incubo che potrebbe concretizzarsi nello spazio di una generazione. E' l'insieme delle conseguenze della progressiva riduzione delle scorte di petrolio nel mondo previste da un rapporto riservato del Future Analysis department del Bundeswehr Transformation Center, un think tank tedesco direttamente collegato alle forze armate di Berlino. La relazione, chiusa nel luglio scorso e successivamente mantenuta segreta, è stata resa pubblica in questi giorni dal settimanale Der Spiegel. Il ministero della difesa tedesco non ha voluto rilasciare alcun commento ma fonti interne al dicastero hanno confermato l'autenticità del documento. E il panico, almeno in rete, ha potuto dilagare.

Alla base della ricerca (qui una sintesi in Inglese) c'è un'ipotesi tutt'altro che teorica: il cosiddetto picco di Hubbert. Si tratta, per chi non lo sapesse, del più noto incubo legato al ciclo petrolifero, il momento, temutissimo, in cui la produzione di oro nero raggiungerà il suo livello massimo iniziando, di conseguenza, a diminuire inesorabilmente fino al definitivo esaurimento della risorsa. Opec a parte, non vi è nessuno, ad oggi, che abbia messo in dubbio l'ineluttabilità del fenomeno e il dibattito sulla collocazione della data fatidica non ha espresso pareri eccessivamente discordanti. Il punto, però, è che secondo gli analisti tedeschi il picco sarebbe stato raggiunto proprio quest'anno e le sue conseguenze sarebbero destinate a materializzarsi tra il 2025 e il 2040.

Per capire quanto grave possa essere l'impatto del fenomeno basta concentrarsi su una singola cifra. Il 95% della produzione industriale, ricorda il rapporto, dipende in qualche modo dall'oro nero, autentico fattore primario della globalizzazione e dello stile di vita delle società avanzate. Da qui l'inevitabile collasso generale connesso al suo esaurimento. Tra i primi effetti del calo della disponibilità, nota la relazione, vi sarebbe l'aumento del potere politico e diplomatico delle nazioni produttrici. Un accrescimento che obbligherebbe l'Occidente a modificare le proprie relazioni con la Russia e il Medio Oriente convergendo sempre di più verso la necessaria realpolitik. A discapito, s'intende, della difesa e della promozione dei diritti umani laddove sarebbe più necessario.

L'elenco dei disastri, ovviamente, non si fermerebbe qui. All'orizzonte, secondo il Bundeswehr, non mancherebbero una rinnovata volatilità dei prezzi, l'aumento dei conflitti, una crescente dipendenza dal nucleare e un'impennata nei costi di trasporto che penalizzerebbe soprattutto i Paesi più poveri che dipendono largamente dalle importazioni soprattutto nel comparto alimentare. L'elenco degli affamati, in altri termini, si allungherebbe ancora alla faccia degli obiettivi del millennio e la prevista corsa ai biocarburanti come alternativa al petrolio non potrebbe far altro che aggravare la situazione.

Fonte di orrende previsioni finali (distruzione del commercio internazionale, dissesto valutario, collasso finanziario globale etc.) il rapporto preoccupa soprattutto per un ulteriore motivo: non rappresenterebbe un'opinione isolata. Un paio di settimane fa il quotidiano britannico Guardian ha rivelato l'esistenza di documenti riservati prodotti dal Department of Energy and Climate Change (DECC) del Regno Unito su richiesta del governo di Londra. L'apertura di una discussione circa il futuro dell'oro nero, che coinvolgerebbe anche la Banca d'Inghilterra e il Ministero della Difesa, dimostrerebbe l'esistenza di una crescente preoccupazione da parte dell'esecutivo di Sua Maestà e dello stesso apparato industriale del Paese.

 


 

[ 3 settembre 2010 ] Economia ecologica | Energia

Per l’esercito tedesco il picco del petrolio già nel 2010

Previsioni fosche per economia e democrazia

LIVORNO. Il notissimo settimanale tedesco Der Spiegel rivela i contenuti di uno studio di un think tank militare tedesco che ha analizzato come il "picco del petrolio" potrebbe cambiare l'economia mondiale. Si tratta di un documento interno riservato che è trapelato su internet e che rivela con quanta preoccupazione il governo tedesco prenda in considerazione (e probabilmente si prepari) una potenziale crisi energetica globale. Der Spiegel ha contattato il ministero della difesa tedesco, ma questo ha rifiutato di commentare lo studio

Già il fatto che la Bundeswehr, l'esercito tedesco, usi il termine "picco del petrolio" è politicamente esplosivo perché richiama immediatamente problemi di sicurezza nazionale, ma secondo il settimanale «Lo studio militare attualmente in circolazione sulla blogosfera tedesca va ancora oltre. Lo studio è un prodotto del dipartimento Future Analysis del Zentrum für Transformation der Bundeswehr (ZTransfBw), un think tank con il compito di fissare la linea per i militari tedeschi. Il team di autori, o guidato dal tenente colonnello Thomas Will, usa un linguaggio a volte drammatico per rappresentare le conseguenze di un irreversibile esaurimento delle materie prime. Mette in guardia sugli spostamenti dell'equilibrio globale del potere, sulla formazione di nuovi rapporti sulla base dell'interdipendenza, su un calo importante delle nazioni industriali dell'Occidente, sul "collasso totale dei mercati" e su gravi crisi politiche ed economiche».

Lo studio, la cui autenticità è stata confermata a Spiegel online da ambienti governativi, non era certo destinato alla pubblicazione ed ora lo stesso ZTransfBw cerca di sminuire dicendo  che è ancora una bozza che consiste esclusivamente di pareri scientifici e che non è stato ancora edito dal Ministero della Difesa e di altri enti governativi.  Anche Will si è rifiutato di commentare lo studio. Resta dubbio se sia stato il governo o la Bundeswehr a far arrivare il rapporto su internet nella forma attuale. Ma secondo Der Spiegel «Lo studio non mostra l'intensità con la quale il governo tedesco si è impegnato con la questione del picco del petrolio».

Anche la Gran Bretagna è alle prese con le notizie di rapporti  riservati: qualche settimana fa The Guardian ha scritto che il ministro dell'energia e dei cambiamenti climatici tiene nascosti documenti che  dimostrano che il governo di Londra è preoccupatissimo per un'imminente crisi degli approvvigionamenti energetica.

Invece, nel rapporto militare tedesco si legge chiaramente che c'è la probabilità che «Il picco del petrolio avvenga intorno al 2010 e che l'impatto sulla sicurezza dovrebbe essere sentito 15-30 anni dopo». Una previsione coerente con quella di diversi scienziati che dicono che la produzione mondiale di petrolio o ha già raggiunto il suo limite o che lo farà quest'anno o nel 2011.

Secondo il ZTransfBw il petrolio diventerà un fattore decisivo nel determinare il nuovo panorama delle relazioni internazionali: «L'importanza relativa delle nazioni produttrici di petrolio nel sistema internazionale è in crescita. Queste nazioni stanno utilizzando i vantaggi derivanti dal presente per espandere la portata delle loro politiche interne ed estere e per stabilizzarsi come una nuova o rinascente potenza regionale, o in alcuni casi anche per essere leader con potere a livello mondiale».

Crescerà l'importanza dei Paesi esportatori di petrolio grazie alla competizione dei Paesi consumatori per assicurarsi i loro favori. Ma il rapporto avverte che per i consumatori esiste ancora «Una finestra di opportunità che può essere utilizzata per implementare politiche, obiettivi economici o ideologici. Dato che questa finestra temporale sarà aperta unicamente per un periodo limitato, questo potrebbe comportare un affermazione più aggressiva degli interessi nazionali da parte delle nazioni produttrici di petrolio».

Per il ZTransfBw  la crisi degli approvvigionamenti potrebbe far saltare la liberalizzazione del mercato dell'energia: «La proporzione del petrolio scambiato a livello globale, accessibile liberamente sul mercato del petrolio, è destinata a diminuire quanto più petrolio verrà scambiato attraverso contratti bi-nazionali. Nel lungo periodo, il mercato petrolifero mondiale sarà in grado di seguire le leggi del libero mercato in un modo limitato. Gli accordi bilaterali di fornitura condizionata e le partnership privilegiate, come quelli osservate prima della crisi petrolifera degli anni ‘70, saranno ancora una volta alla ribalta»

Quello che prevedono i militari tedeschi è un vero e proprio incubo per il liberismo: un crollo  dell'economia di mercato e il rilancio dell'economia pianificata, ma non sembra nella sua versione socialdemocratica. «Poiché il trasporto di merci dipende dal petrolio greggio, il commercio internazionale potrebbero essere oggetto di aumenti fiscali colossali - dice lo studio - Possono sorgere carenze per la fornitura di beni vitali, ad esempio come risultato delle forniture alimentari. Il petrolio è utilizzato, direttamente o indirettamente, nella produzione del 95% di tutti i beni industriali,  impennate dei prezzi, potrebbero quindi aversi in quasi ogni settore e in tutte le fasi della catena di approvvigionamento industriale. Nel medio periodo, il sistema economico globale ed ogni economia nazionale orientata al mercato collasserebbero». Questo «Totale o parziale fallimento dei mercati» porterebbe ad «Una alternativa ipotizzabile che sarebbe il razionamento governativo e all'allocazione dei beni più importanti o alla definizione di programmi di produzione e di altre misure coercitive a breve termine per sostituire in tempi di crisi i meccanismi basati sul mercato».

Le reazioni sarebbero a catena: «Prima della comparsa del picco del petrolio, non sarà nemmeno possibile in tutte le regioni una ristrutturazione delle forniture di petrolio. E' probabile che un gran numero di Stati non saranno in grado di realizzare in tempo gli investimenti necessari, o con l'intensità sufficiente. Se ci fossero incidenti economici in alcune regioni del mondo, la Germania potrebbe essere interessata. La Germania non si sottrarrebbe alla crisi di altri Paesi, perché è così strettamente integrata nell'economia globale».

Uno scenario fosco, che ricorda quello dell'avvento delle dittature novecentesche e che prevede una crisi (forse già in atto) di legittimità della politica. Lo studio dalla Bundeswehr mette in dubbio la stessa sopravvivenza della democrazia: «Settori della popolazione potrebbero percepire lo sconvolgimento provocato dal picco del petrolio come una crisi sistemica generale. Questo creerebbe lo spazio per ideologie estremiste e alternative alle attuali forme di governo. La frammentazione della popolazione colpita è probabile e potrebbe in casi estremi, portare ad un aperto conflitto».

Se lo scenario è fosco i consigli politici per evitarlo o uscirne fuori sono esplosivi: «Nella loro politica estera, gli Stati dipendenti dalle importazioni di petrolio saranno costretti a mostrare più pragmatismo nei confronti degli Stati produttori di petrolio. Le priorità politiche dovranno essere in qualche modo subordinate alla  preoccupazione principale della sicurezza degli approvvigionamenti energetici».

La Germania e l'Ue (se esisterà ancora in questo tipo di stravolgimento planetario) dovranno essere molto più flessibili ed accomodanti con la Russia in politica estera, ma anche Israele perderebbe molto dell'attuale sostegno che riceve da un Occidente che non vorrà e potrà alienarsi le simpatie dei Paesi arabi produttori di petrolio.

E' evidente che, qualunque sia l'anno del picco, il mondo e soprattutto le democrazie, dovrebbero prepararsi ad un'uscita dalla schiavitù del petrolio e da un modello economico che con il loro crollo rischiano di trasformare il pianeta in qualcosa di molto simile ad una prigione energetica con il rancio razionato da qualche nuovo o risorto secondino planetario.

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Dicembre 2010 09:16