Petrolio, per i tedeschi il picco è realtà. E all’orizzonte si profila il collasso
La produzione dell'oro nero avrebbe raggiunto il suo livello massimo e per questo sarebbe destinata a diminuire inesorabilmente. Lo sostiene un centro di ricerca tedesco vicino all'esercito. Le conseguenze, affermano gli analisti, sarebbero a dir poco devastanti.
Un disastro senza precedenti, un'inarrestabile catena di tragedie economiche, politiche, sociali e ambientali. Uno scenario da incubo che potrebbe concretizzarsi nello spazio di una generazione. E' l'insieme delle conseguenze della progressiva riduzione delle scorte di petrolio nel mondo previste da un rapporto riservato del Future Analysis department del Bundeswehr Transformation Center, un think tank tedesco direttamente collegato alle forze armate di Berlino. La relazione, chiusa nel luglio scorso e successivamente mantenuta segreta, è stata resa pubblica in questi giorni dal settimanale Der Spiegel. Il ministero della difesa tedesco non ha voluto rilasciare alcun commento ma fonti interne al dicastero hanno confermato l'autenticità del documento. E il panico, almeno in rete, ha potuto dilagare.
Alla base della ricerca (qui una sintesi in Inglese) c'è un'ipotesi tutt'altro che teorica: il cosiddetto picco di Hubbert. Si tratta, per chi non lo sapesse, del più noto incubo legato al ciclo petrolifero, il momento, temutissimo, in cui la produzione di oro nero raggiungerà il suo livello massimo iniziando, di conseguenza, a diminuire inesorabilmente fino al definitivo esaurimento della risorsa. Opec a parte, non vi è nessuno, ad oggi, che abbia messo in dubbio l'ineluttabilità del fenomeno e il dibattito sulla collocazione della data fatidica non ha espresso pareri eccessivamente discordanti. Il punto, però, è che secondo gli analisti tedeschi il picco sarebbe stato raggiunto proprio quest'anno e le sue conseguenze sarebbero destinate a materializzarsi tra il 2025 e il 2040.
Per capire quanto grave possa essere l'impatto del fenomeno basta concentrarsi su una singola cifra. Il 95% della produzione industriale, ricorda il rapporto, dipende in qualche modo dall'oro nero, autentico fattore primario della globalizzazione e dello stile di vita delle società avanzate. Da qui l'inevitabile collasso generale connesso al suo esaurimento. Tra i primi effetti del calo della disponibilità, nota la relazione, vi sarebbe l'aumento del potere politico e diplomatico delle nazioni produttrici. Un accrescimento che obbligherebbe l'Occidente a modificare le proprie relazioni con la Russia e il Medio Oriente convergendo sempre di più verso la necessaria realpolitik. A discapito, s'intende, della difesa e della promozione dei diritti umani laddove sarebbe più necessario.
L'elenco dei disastri, ovviamente, non si fermerebbe qui. All'orizzonte, secondo il Bundeswehr, non mancherebbero una rinnovata volatilità dei prezzi, l'aumento dei conflitti, una crescente dipendenza dal nucleare e un'impennata nei costi di trasporto che penalizzerebbe soprattutto i Paesi più poveri che dipendono largamente dalle importazioni soprattutto nel comparto alimentare. L'elenco degli affamati, in altri termini, si allungherebbe ancora alla faccia degli obiettivi del millennio e la prevista corsa ai biocarburanti come alternativa al petrolio non potrebbe far altro che aggravare la situazione.
Fonte di orrende previsioni finali (distruzione del commercio internazionale, dissesto valutario, collasso finanziario globale etc.) il rapporto preoccupa soprattutto per un ulteriore motivo: non rappresenterebbe un'opinione isolata. Un paio di settimane fa il quotidiano britannico Guardian ha rivelato l'esistenza di documenti riservati prodotti dal Department of Energy and Climate Change (DECC) del Regno Unito su richiesta del governo di Londra. L'apertura di una discussione circa il futuro dell'oro nero, che coinvolgerebbe anche la Banca d'Inghilterra e il Ministero della Difesa, dimostrerebbe l'esistenza di una crescente preoccupazione da parte dell'esecutivo di Sua Maestà e dello stesso apparato industriale del Paese.
[ 3 settembre 2010 ] Economia ecologica | Energia
Per l’esercito tedesco il picco del petrolio già nel 2010
Previsioni fosche per economia e democrazia
LIVORNO. Il notissimo settimanale tedesco Der Spiegel rivela i contenuti di uno studio di un think tank militare tedesco che ha analizzato come il "picco del petrolio" potrebbe cambiare l'economia mondiale. Si tratta di un documento interno riservato che è trapelato su internet e che rivela con quanta preoccupazione il governo tedesco prenda in considerazione (e probabilmente si prepari) una potenziale crisi energetica globale. Der Spiegel ha contattato il ministero della difesa tedesco, ma questo ha rifiutato di commentare lo studio
Già il fatto che la Bundeswehr, l'esercito tedesco, usi il termine "picco del petrolio" è politicamente esplosivo perché richiama immediatamente problemi di sicurezza nazionale, ma secondo il settimanale «Lo studio militare attualmente in circolazione sulla blogosfera tedesca va ancora oltre. Lo studio è un prodotto del dipartimento Future Analysis del Zentrum für Transformation der Bundeswehr (ZTransfBw), un think tank con il compito di fissare la linea per i militari tedeschi. Il team di autori, o guidato dal tenente colonnello Thomas Will, usa un linguaggio a volte drammatico per rappresentare le conseguenze di un irreversibile esaurimento delle materie prime. Mette in guardia sugli spostamenti dell'equilibrio globale del potere, sulla formazione di nuovi rapporti sulla base dell'interdipendenza, su un calo importante delle nazioni industriali dell'Occidente, sul "collasso totale dei mercati" e su gravi crisi politiche ed economiche».
Lo studio, la cui autenticità è stata confermata a Spiegel online da ambienti governativi, non era certo destinato alla pubblicazione ed ora lo stesso ZTransfBw cerca di sminuire dicendo che è ancora una bozza che consiste esclusivamente di pareri scientifici e che non è stato ancora edito dal Ministero della Difesa e di altri enti governativi. Anche Will si è rifiutato di commentare lo studio. Resta dubbio se sia stato il governo o la Bundeswehr a far arrivare il rapporto su internet nella forma attuale. Ma secondo Der Spiegel «Lo studio non mostra l'intensità con la quale il governo tedesco si è impegnato con la questione del picco del petrolio».
Anche la Gran Bretagna è alle prese con le notizie di rapporti riservati: qualche settimana fa The Guardian ha scritto che il ministro dell'energia e dei cambiamenti climatici tiene nascosti documenti che dimostrano che il governo di Londra è preoccupatissimo per un'imminente crisi degli approvvigionamenti energetica.
Invece, nel rapporto militare tedesco si legge chiaramente che c'è la probabilità che «Il picco del petrolio avvenga intorno al 2010 e che l'impatto sulla sicurezza dovrebbe essere sentito 15-30 anni dopo». Una previsione coerente con quella di diversi scienziati che dicono che la produzione mondiale di petrolio o ha già raggiunto il suo limite o che lo farà quest'anno o nel 2011.
Secondo il ZTransfBw il petrolio diventerà un fattore decisivo nel determinare il nuovo panorama delle relazioni internazionali: «L'importanza relativa delle nazioni produttrici di petrolio nel sistema internazionale è in crescita. Queste nazioni stanno utilizzando i vantaggi derivanti dal presente per espandere la portata delle loro politiche interne ed estere e per stabilizzarsi come una nuova o rinascente potenza regionale, o in alcuni casi anche per essere leader con potere a livello mondiale».
Crescerà l'importanza dei Paesi esportatori di petrolio grazie alla competizione dei Paesi consumatori per assicurarsi i loro favori. Ma il rapporto avverte che per i consumatori esiste ancora «Una finestra di opportunità che può essere utilizzata per implementare politiche, obiettivi economici o ideologici. Dato che questa finestra temporale sarà aperta unicamente per un periodo limitato, questo potrebbe comportare un affermazione più aggressiva degli interessi nazionali da parte delle nazioni produttrici di petrolio».
Per il ZTransfBw la crisi degli approvvigionamenti potrebbe far saltare la liberalizzazione del mercato dell'energia: «La proporzione del petrolio scambiato a livello globale, accessibile liberamente sul mercato del petrolio, è destinata a diminuire quanto più petrolio verrà scambiato attraverso contratti bi-nazionali. Nel lungo periodo, il mercato petrolifero mondiale sarà in grado di seguire le leggi del libero mercato in un modo limitato. Gli accordi bilaterali di fornitura condizionata e le partnership privilegiate, come quelli osservate prima della crisi petrolifera degli anni ‘70, saranno ancora una volta alla ribalta»
Quello che prevedono i militari tedeschi è un vero e proprio incubo per il liberismo: un crollo dell'economia di mercato e il rilancio dell'economia pianificata, ma non sembra nella sua versione socialdemocratica. «Poiché il trasporto di merci dipende dal petrolio greggio, il commercio internazionale potrebbero essere oggetto di aumenti fiscali colossali - dice lo studio - Possono sorgere carenze per la fornitura di beni vitali, ad esempio come risultato delle forniture alimentari. Il petrolio è utilizzato, direttamente o indirettamente, nella produzione del 95% di tutti i beni industriali, impennate dei prezzi, potrebbero quindi aversi in quasi ogni settore e in tutte le fasi della catena di approvvigionamento industriale. Nel medio periodo, il sistema economico globale ed ogni economia nazionale orientata al mercato collasserebbero». Questo «Totale o parziale fallimento dei mercati» porterebbe ad «Una alternativa ipotizzabile che sarebbe il razionamento governativo e all'allocazione dei beni più importanti o alla definizione di programmi di produzione e di altre misure coercitive a breve termine per sostituire in tempi di crisi i meccanismi basati sul mercato».
Le reazioni sarebbero a catena: «Prima della comparsa del picco del petrolio, non sarà nemmeno possibile in tutte le regioni una ristrutturazione delle forniture di petrolio. E' probabile che un gran numero di Stati non saranno in grado di realizzare in tempo gli investimenti necessari, o con l'intensità sufficiente. Se ci fossero incidenti economici in alcune regioni del mondo, la Germania potrebbe essere interessata. La Germania non si sottrarrebbe alla crisi di altri Paesi, perché è così strettamente integrata nell'economia globale».
Uno scenario fosco, che ricorda quello dell'avvento delle dittature novecentesche e che prevede una crisi (forse già in atto) di legittimità della politica. Lo studio dalla Bundeswehr mette in dubbio la stessa sopravvivenza della democrazia: «Settori della popolazione potrebbero percepire lo sconvolgimento provocato dal picco del petrolio come una crisi sistemica generale. Questo creerebbe lo spazio per ideologie estremiste e alternative alle attuali forme di governo. La frammentazione della popolazione colpita è probabile e potrebbe in casi estremi, portare ad un aperto conflitto».
Se lo scenario è fosco i consigli politici per evitarlo o uscirne fuori sono esplosivi: «Nella loro politica estera, gli Stati dipendenti dalle importazioni di petrolio saranno costretti a mostrare più pragmatismo nei confronti degli Stati produttori di petrolio. Le priorità politiche dovranno essere in qualche modo subordinate alla preoccupazione principale della sicurezza degli approvvigionamenti energetici».
La Germania e l'Ue (se esisterà ancora in questo tipo di stravolgimento planetario) dovranno essere molto più flessibili ed accomodanti con la Russia in politica estera, ma anche Israele perderebbe molto dell'attuale sostegno che riceve da un Occidente che non vorrà e potrà alienarsi le simpatie dei Paesi arabi produttori di petrolio.
E' evidente che, qualunque sia l'anno del picco, il mondo e soprattutto le democrazie, dovrebbero prepararsi ad un'uscita dalla schiavitù del petrolio e da un modello economico che con il loro crollo rischiano di trasformare il pianeta in qualcosa di molto simile ad una prigione energetica con il rancio razionato da qualche nuovo o risorto secondino planetario.





